27 gennaio, giorno della memoria

0

 

In Italia nel 2000 e successivamente l’ONU nel 2005 hanno istituito il “Giorno della Memoria”. Il giorno in cui le truppe sovietiche arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti.

Il giorno che l’umanità non deve mai dimenticare. Il giorno nel quale furono liberati i deboli, gli “inferiori” ed i “diversi” dalla sottomissione e dalle atrocità alle quali furono sottoposti da parte di esseri spietati e megalomani, i nazisti.

Iniziarono questa opera di sottomissione dal popolo polacco dopo averlo invaso e reso schiavo e colonizzato.

Ma anche tra i polacchi c’era differenza per i tedeschi.

Fra loro esisteva una ulteriore razza inferiore, quella Ebrea.

Mentre i polacchi erano da tenere in vita perché potevano essere utili nei lavori, agli ebrei neppure questa miserabile vita da schiavi era concessa. Furono rinchiusi in quartieri separati delle città (ghetti) o in campi di concentramento e destinati da Hitler e dai capi nazisti allo “sterminio totale”. Tra i tantissimi crudelmente uccisi, viene ricordato un bambino di nome David Rubinowicz che, come Anna Frank, scrisse un diario prima morire forse di fame o di malattia o sparato dalle S.S., più probabilmente “scomparso” in una camera a gas e successivamente incenerito in un forno crematorio di qualche campo di concentramento, come la sua famiglia.

Una delle cose più agghiaccianti studiate dai carnefici per convincere facilmente i prigionieri ad entrare in quelle “stanze della morte”, era:

“Se vuoi rivedere un tuo caro entra ed attendi che tra poco ti raggiungerà”!

Dal diario di David. 6 maggio 1941: “Che tremenda giornata. Verso le ore tre sono stato svegliato da diversi colpi. Era la polizia che faceva già la retata… I camion erano già partiti e proprio allora passavano davanti a noi. Io ho chiamato forte…Papà, dove sei, che ti veda ancora una volta! E l’ho visto sull’ultimo camion che piangeva. Ho guardato finchè non è scomparso dietro la svolta, solo allora mi sono messo a piangere ininterrottamente ed ho sentito quanto gli voglio bene e lui a me”!

Le vittime dei campi di concentramento furono oltre 11 milioni, ma non tutti gli internati morirono e tra i sopravvissuti ritornati alle loro case, molti hanno scritto libri per raccontare come si svolgeva la vita in quegli “inferni organizzati dall’uomo”!

Il ricordo più amaro e doloroso di tutti i superstiti è lo stato di degradazione e di avvilimento al quale si riducevano a poco a poco gli internati. La fame, la persecuzione, il terrore delle percosse e della morte  annientavano in loro tutti quei sentimenti e quelle passioni, quegli affetti e quei pensieri che sono la ricchezza più vera e più grande dell’uomo.

27 gennaio 1945. Per non dimenticare!

Condividi.

Autore

Rispondi