Spunti per una politica regionale di sviluppo

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Apprendiamo in questi giorni dalla stampa che i vari istituti di raccolta ed elaborazione
dati economici (Istat, svimez ecc.) annunciano che l’economia, specialmente in termini di
PIL, mostra una lieve ripresa più o meno in tutte le regioni italiane, Molise compreso.

Si legge nel Rapporto Banca d’Italia – novembre 2017:
Nella prima parte dell’anno in Molise l’attività economica ha continuato a espandersi in
misura moderata. Nell’industria in senso stretto l’attività è cresciuta soprattutto per le
imprese più grandi e con una maggiore apertura ai mercati esteri. Il contributo della
domanda interna è rimasto poco vigoroso. Le esportazioni si sono ridotte, risentendo del
sensibile calo delle vendite all’estero dell’industria metallurgica, caratterizzate da
un’elevata volatilità. Il processo d’accumulazione di capitale rimane debole, frenato dalle
ancora incerte prospettive di domanda. Nelle costruzioni il riavvio della produzione stenta
a consolidarsi, mentre nel terziario il livello d’attività economica rimane nel complesso
debole.
Le condizioni del mercato del lavoro sono peggiorate. Nei primi sei mesi dell’anno
l’occupazione si è ridotta dopo un triennio di significativa crescita. Le persone in cerca di
occupazione sono aumentate, riflettendo anche il ridimensionamento della popolazione
precedentemente inattiva.
Nei primi mesi dell’anno il credito in regione ha continuato a diminuire. La flessione ha
interessato il settore produttivo, dove i programmi di investimento ancora esigui e le
condizioni di liquidità favorevoli hanno concorso a contenere l’espansione della domanda
di finanziamenti; è invece proseguita la crescita dei prestiti alle famiglie. La qualità del
credito è migliorata sia per le imprese sia per le famiglie; il deterioramento dei prestiti si è
ridotto, attenuando il divario con i valori nazionali e con quelli raggiunti prima
dell’insorgere della crisi.“
In realtà, questo flebile miglioramento, a mio avviso, può essere riassunto con una tipica
constatazione marinara e cioè: “dopo la tempesta, bonaccia”: i rottami galleggiano ed il
sole torna a splendere sopra lo sciacquio delle onde.
Fuor di metafora, la crisi economica effettivamente sembra aver allentato la morsa sul
nostro Paese ma non basta sospirare asciugandosi la fronte pensando che il peggio sia
passato, la ripresa economica, seppur flebile, va accompagnata e, se ci sono le
condizioni, rinvigorita.
E’ in questo momento, più che mai, che gli enti preposti alle politiche economiche
debbono agire. Ci riferiamo, in primis, al Governo ed alle Regioni.
Ma con quali misure? Il trittico che proponiamo è: investimenti in infrastrutture;
sburocratizzazione; detassazione degli investimenti privati.
Investire in infrastrutture: La regione Molise ha la necessità di avviare una politica
keynesiana di spesa pubblica: strade idonee ad attirare realtà produttive e turismo, sì da
sfruttare le risorse naturali presenti; strutture consortili industriali quali, ad esempio,
depuratori che preservino l’ambiente; rete di trasporto intermodale efficiente (navi,
ferrovia, gomma); infrastrutture su cui viaggino velocemente i dati informatici.
Ma per far ciò la regione va “contestualizzata”, le va dato cioè un ruolo in un’ area più
vasta quale il centro Italia; un ulteriore percorso che congiunga tirreno ad adriatico con
ogni mezzo fisico e/o virtuale che sia.
Sburocratizzare: Cioè rendere più spedite le pratiche amministrative per la costituzione e
l’ampliamento delle imprese: minori e più celeri passaggi tra enti, ridurre i tempi di
pagamento della pubblica amministrazione sì da immettere liquidità nel sistema
economico; ridurre termini ed adempimenti fiscali.
Detassare: La leva fiscale rappresenta un potente strumento di sviluppo nelle mani di chi
governa, può attirare imprese in un area geografica; la perdita di gettito, che finanzia la
nascita di nuove imprese, è compensata dall’aumento del lavoro, circostanza che
produce benessere e restituisce gettito fiscale proveniente dai nuovi occupati, senza
considerare l’incremento del livello dei consumi. Le famiglie di operai ed impiegati sono
quelle che hanno la più alta propensione al consumo mentre i soggetti ad alto reddito
detengono la più elevata propensione al risparmio ed all’investimento. Riuscire a
“miscelare” detassazione degli investimenti e tassazione dei nuovi consumi crea
certamente un circolo virtuoso a vantaggio della collettività: detassazione = più
investimenti = più lavoro = più consumi = maggiori utili per le imprese ed il ciclo riparte
producendo nel complesso benessere economico.
Ovviamente, questi spunti vanno tramutati in calcoli per determinarne gli effetti reali
sull’economia e sul gettito fiscale.
Ciò vuol dire anche che vanno attivati quanto prima, e contestualmente, le fonti finanziarie
provenienti dal Governo e ci riferiamo, nello specifico, agli interventi previsti nel “Patto per
il Molise” assomanti a poco più di 700 mln di euro.
Questa regione, per non scomparire anche come entità sociale, necessita di un’iniezione
di investimenti di medio-lungo periodo urgente ed indefettibile. Siamo convinti che la
“frustata” keynesiana porterà, nel breve periodo, anche un incremento della popolazione
locale con risveglio del mercato regionale a vantaggio delle piccole imprese che, prima
dell’internazionalizzazione, devono pensare a ricostruirsi un mercato locale ormai con
consumi ridotti a lumicino.

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