STUDI DI SETTORE ABOLITI MA ARRIVANO ALTRI PER LE IMPRESE E PROFESSIONISTI

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Gli Studi di Settore, introdotti con il Decreto Legge 30 Agosto 1993, che hanno attanagliato le imprese e professionisti per 22 anni, sono stati aboliti a far data dal 1° Gennaio 2017. In realtà per le Imprese e Professionisti non cambierà nulla in vista della loro reintroduzione con tanto di “ RESTYLING” a far data dal 2018 per il periodo di imposta 2017. Diversi contenziosi sono stati trattati nelle varie Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali, che in molti casi hanno dichiarato la loro illegittimità, parere espresso anche dalla Suprema Corte di Cassazione, ma ciò non ha fatto mai desistere il Dicastero delle Finanze dalla loro applicazione obbligatoria. Si parla oggi di nuovi criteri di valutazione degli  Studi di Settore nei quali bisogna indicare meno dati strutturali. Bisogna ricordare che le Imprese, come i professionisti, hanno l’obbligo della tenuta delle scritture contabili la cui elaborazione corretta porta alle risultanze reddituali, quindi alla determinazione della reale capacità contributiva, sancita con forza dalla Costituzione Italiana all’art. 53. Tutto questo per dire ,a mio avviso, che comunque siano rivisitati gli Studi di Settore sono illegittimi e determinano un ingiusto prelievo fiscale coattivo nei confronti delle Imprese e Professionisti, calcolato su redditi virtuali, non effettivamente conseguiti. Già con la crisi globale economica iniziata nel 2008, il Governo centrale doveva eliminarne l’applicazione, le Imprese e Professionisti  si sono trovati a sopportare, non solo la riduzione dei propri volumi di affari, ma anche una pressione fiscale crescente sino ad arrivare al 55%, per effetto anche degli Studi di Settore. Di riflesso anche nella nostra piccola Regione diverse Imprese hanno chiuso i battenti. Il correttivo anticrisi introdotto nella compilazione degli Studi ha solo lievemente ridotto la determinazione del maggior ricavo, Ciò non basta, la nostra Regione, come del resto molte in Italia, ha avuto il riconoscimento dal Dicastero delle Attività Produttive, quale area di Crisi Complessa, crisi che non ha investito solo una parte di Aziende, parliamo delle Grandi Aziende, ma di riflesso ha investito anche le Piccole e Medie Imprese di ogni settore. Per dare una idea molto chiara in Italia nell’ultimo triennio hanno chiuso oltre 360.000 aziende, in Molise oltre 300, dato allarmante per l’economia e la ripresa produttiva. Mi auguro che la strutturazione dei nuovi Studi di Settore tenga conto effettivamente della realtà di ogni singola Azienda e delle condizioni di oggettiva difficoltà che ogni impresa possiede, solo così avremmo un Fisco più giusto che consenta di pagare le tasse da parte di tutti in base alla reale capacità contributiva delle Imprese e dei contribuenti in genere.

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