Il Molise che r-esite. Al cambiamento

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“Non è la specie più forte quella che sopravvive, né la più intelligente ma quella più ricettiva ai cambiamenti” è questo l’assunto fondamentale su cui si poggia la teoria de L’evoluzione della specie di Charles Darwin secondo cui, appunto, vi è una selezione naturale degli individui che reagiscono e resistono meglio ai cambiamenti ambientali e che, dunque, riproducendosi, trasferirebbero ai nuovi esseri viventi i caratteri genetici utili a vivere meglio nell’habitat circostante.

Teoria interessante. Affascinante. Dura. Poi vieni in Molise e ti accorgi che Darwin forse un po’ cilecca l’ha fatta (non arrabbiatevi molisanituttidunpezzo, voi che siete subito pronti a difendere il Molise che non c’è da qualsiasi dardo scagliato da qualche personaggio del jet set). Eh si, perché in fondo credo che noi siamo l’unico popolo che in tanti anni di evoluzione ha saputo resistere agli attacchi feroci del cambiamento:

  • C’è l’alta velocità. Con 2 ore e mezzo puoi arrivare a Milano da Roma. E stiamo parlando di quasi 600km, più o meno lo stesso tempo che noi molisani impieghiamo con il nostro trenino ciuf ciuf per raggiungere Termoli dal capoluogo. Bella roba!
  • C’è la fibra 3G 4G 5G 6G e chi più ne ha più ne metta, una ricezione del segnale così potente che appena apri una pagina web già è vecchia di due secondi!  Eppure qui, in alcuni punti del territorio, mi è capitato di non riuscire a reperire nemmeno il segnale per poter effettuare una chiamata a mia mamma per dirle che ero arrivata a destinazione. Con conseguente attacco cardiaco della povera donna che non sapeva dunque se avevo mangiato quel panino con la frittata che mi aveva preparato con tanto amore e con altrettanto amore avvolto nella stagnola cosìnonsiraffredda.
  • C’è la metropolitana. E l’aeroporto. E l’autostrada. E le strade senza buche. E poi ci siamo noi che la macchina ci serve per andare a comprare il pane all’alimentari a 100mt da casa, non si sa mai inizi a tirare un po’ di vento che ci raffreddiamo o arriva un acquazzone in piena estate – si sa, qui siamo in montagna – che ci bagniamo tutti, e così lasciamo la macchina in doppia fila perché il parcheggio a pagamento giammai e tanto se viene il vigile fischia. E sempre noi siamo quelli che ci lamentiamo del traffico a tutte le ore del giorno, che dove deve andare tutta questa gente? Perché non uscite a piedi???

Naturalmente la mia è un’ironia che non vuole offendere nessuno, e vorrei che i miei corregionali non soffrissero della sindrome del “ma che stai parlando di me?”. E’ solo un pezzo che vuole riflettere, giocosamente, su uno spaccato che è proprio così: siamo una piccola comunità a cui il cambiamento non piace e fa paura. Non accettiamo che la società sia cambiata, che il lavoro sia cambiato, che lo Stato sia cambiato, che la famiglia tradizionale abbia cambiato connotati. Siamo rimasti così indietro perchè in fondo la nostra condizione ci piace e ci fa comodo. E ci fa comodo soprattutto addossare responsabilità ad altri, che ovviamente non siamo noi. Ne ho viste di popolazioni indignarsi per qualcosa che non fa bene alla società intera (e non al tornaconto del singolo cittadino), ne ho vista di gente bloccare le città per rivendicare i propri diritti. Ne ho sentite di persone lamentarsi perchè venivano lesi i propri diritti e ho visto la stessa gente lottare. Magari inutilmente. Magari rimettendoci il posto di lavoro. O la famiglia. Ma fiera di credere nei propri principi.

Ed allora, noi siamo un popolo meraviglioso, abbiamo un territorio meraviglioso, e non c’è scusa che tenga. Non è solo colpa della politica, o del vicino, o dell’amico, o della famiglia. Non abbiamo bisogno di nient’altro che della mano del prossimo, della dignità personale e di valori di cui sono piene le nostre soffitte ed i nostri scantinati. Iniziamo da noi e dal cambiare la nostra mentalità. Iniziamo a reagire al cambiamento, o finiremo per essere la specie che scomparirà. Il Molise esiste e resiste. Vero. Anche al cambiamento…

signora Minú

 

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