San Giuliano di Puglia, 16 anni dopo. Il simbolo del nuovo paese è il cartello “vendesi” su case e terreni

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Sono trascorsi ben 16 anni da quel 31 ottobre, quando una scossa di terremoto rase al suolo l’unica scuola di San Giuliano di Puglia, schiacciando sotto il peso di una ristrutturazione edilizia,  27 bambini e la loro maestra. Da quel giorno ne sono trascorsi di anni, tra le  grida bisognose di giustizia e il governo nazionale, che decise di costruire, sulle macerie di cuori spezzati, una nuova San Giuliano. Ma, la nuova San Giuliano è diversa, non potrebbe, per nulla, somigliare a quel piccolo e sperduto paesino, che ha smesso di vivere il 31 ottobre del 2002.  Opere decisamente inutili,  la piscina olimpionica, il centro polifunzionale con teatri e musei, laboratori interattivi, insomma una metropoli, nata sulle macerie. Sarebbe dovuta diventare, guardandola da lontano, con la freddezza di un estraneo, come la nuova Tangshan all’indomani del catastrofico sisma del 1976. Ma non siamo in Cina.  Non siamo abituati all’ opulenza sfrenata, siamo eredi di un popolo semplice. Oggi, a San Giuliano di Puglia, il villaggio provvisorio, che accolse gli sfollati, un migliaio,  racconta un nuovo e triste abbandono. Non c’è più nessuno; sono andati via, chi in case nuove, chi lontano, come voler fuggire da ricordi che fanno sempre più male. Ci sono loro però, le casette di legno che odorano ancora di muffa. Vetri rotti, testate di letti arrangiati dove trascorrere notti in bianco, lavabi come i gigli di Sant’ Antonio. È tutto un silenzio, fa freddo anche ad agosto e se chiudi gli occhi riesci persino a immaginare le estati, gli inverni, il ciclo della natura, nuove voci, e pianti amari. È bella la nuova San Giuliano, eppure si scappa ancora, e tutto sembra uno spreco, è uno spreco,  un enorme esborso di denaro pubblico, che non è servito neppure a lavare le coscienze. Ed è uno  spreco oggi, anche il villaggio incustodito, assalto di vandali, di coppiette in cerca di privacy. E dopo anni, il villaggio di San Giuliano di Puglia,  abbandonato come fosse mai esistito, è il simbolo dell’incuria di un paese che si adagia sui tempi della burocrazia, di diritti perennemente calpestati, di azioni mai contestate, si adagia su un paese, che vive all’italiana. E se il simbolo di San Giuliano è il parco della memoria, il simbolo della nuova  San Giuliano è il cartello “vendesi” che campeggia sulle nuove abitazioni, in tutto il paese.

Daphne Iamartino

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