Molise Acque, tante incognite e poche certezze.

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Sono una sparuta rappresentanza, i lavoratori dell’Azienda Speciale Molise Acque, che questa mattina si é recata in consiglio regionale. Su circa 70 dipendenti, solo una decina sta provando a dialogare con qualche consigliere per modificare quella che è la vera essenza dell’Azienda Speciale, erogatrice di servizi idrici con la grande adduzione e captazione di Acque. Un dialogo, quello avviato dalla delegazione con il direttore generale della regione, nonché commissario straordinario di  Molise Acque, Massimo Pillarella, in sordina. Sembrerebbe, infatti che i dieci abbiano non solo organizzato riunioni, tra pochi intimi,  ma soprattutto, pare, non abbiamo coinvolto le rappresentanze sindacali aziendali. Questa mattina, secondo alcuni rumors, la soluzione individuata, dopo il ritiro rocambolesco dell’emendamento, sarebbe quello di interpellare l’Avvocatura regionale, la quale dovrebbe trovare un escamotage al doppio problema,come recuperare l’accantonamemto del TFR/Tfa e cosa farne della natura “economica” dell’Azienda. Un doppio ingorgo, che per l’opposizione regionale e parte della maggioranza, è difficile da sturare. Meglio per molti lavoratori e parte della politica regionale, lasciare le cose così, senza infilarsi in corridoi ciechi. L’Azienda Speciale fu istituita con legge regionale n.37 del lontano 1999,  legata al recepimento del dispositivo nazionale, la famosa legge Galli, che trasformò quella che un tempo era conosciuta  come ERIM, appunto, in Azienda Speciale regionale Molise Acque, le cui finalità e la cui natura, le furono riconosciute dalla legge 142/90, nello specifico al co. 3 lett. C “… a mezzo di Azienda Speciale, anche per la gestione di rilevanza economica e imprenditoriale”. Dunque il carattere economico, non è accessorio, è il fondamento dell’ attività lavorativa dell’azienda. Con un colpo di coda, si vorrebbe, oggi, invece, cancellare la qualifica economica, “sbianchettando” anni legislativi, in barba a quelli che sono i capisaldi di leggi nazionali, gerarchicamente superiori agli articolati regionali. Modificare lo Statuto dell’Azienda, così come azzardato da qualcuno, significherebbe esporre i lavoratori ad una enorme incognita assunzionale. Allora, il gioco varrebbe la candela?

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