Trasporto pubblico, Sindacati inviano nota alle commissioni e la region fa spallucce

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Non sono terminate le tensioni nel settore dei trasporti molisani. Una  gatta da pelare, soprattutto alla vigilia di due appuntamenti elettorali di un certo peso politico.  La vicenda si aggroviglia intorno ad un’unica azienda, quella dell’Atm, le cui dinamiche hanno un effetto domino sulle tutte le società di trasporto pubblico in Molise. L’intervento della Finmolise avrebbe dovuto restituire serenità ai lavoratori, ma in realtà la situazione non è per niente risolta. Anche perché la, richiesta dei lavoratori, quella della rescissione contrattuale per inadempienze è rimasta inevasa; terminato il défilé politico si chiude la questione nello sgabuzzino di palazzo D’Aimmo. E chi si è visto, si è visto.  Più volte  i dipendenti si sono chiesti e hanno chiesto di poter conoscere le motivazioni per le quali la regione nonostante percepisca il finanziamento pubblico non eroghi con puntualità gli stipendi. Una situazione che si trascina ormai da anni e su cui sono intervenute anche le sigle sindacali interpellate dalle esasperazioni economiche dei lavoratori e delle famiglie. Tra le tante attività e iniziative sindacali merita  attenzione la nota dello scorso dicembre  su iniziativa della  Faisa-cisal e sottoscritta dalla Ugl, Uilt e Cisl dalla indirizzata alla seconda e terza commissione consiliare con cui ponevano l’accento proprio sul ritardo dei pagamenti degli stipendi ai lavoratori dell’ Atm.

Il punto da cui si dipana la matassa è la delibera di giunta regionale, la 644 del 2011 che prevede conguagli sulla base di quanto effettivamente percepito, conguagli, che secondo il sindacato non sono dovuti, perché la società percepirebbe somme eccedenti quelle spettanti.

E da cosa scaturisce l’eccedenza?

Nel costo kilometrico riconosciuto all’azienda sono comprese anche le somme di notevole valore, oltre il 40% della retribuzione, per un accordo di II livello, che la ditta non ha mai stipulato con le organizzazioni sindacali e non ha mai riconosciuto il plusvalore ai dipendenti. Cosa significa questo? Presto detto. La società percepisce somme che includono anche quanto dovuto ai lavoratori, ma senza riconoscere il valore in più agli stessi dipendenti. Si aggira l’ostacolo semplicemente perché mancherebbe alla base un accordo di II livello che si dovrebbe  stipulare tra azienda e lavoratori, ed è evidente quale delle parti in causa preferisce non stipulare.

La regione non può certo dire di non sapere, perché nel 2014 avrebbe commissionato ad uno studio esterno, lo studio d’Abate, la verifica dei bilanci aziendali dell’ allora Larivera per gli anni dal 2008 al 2011.  Dal controllo è emerso che il costo al kilometro non doveva essere di 1,84 ma di 1,35.

La segnalazione dell’eccedenza nasce anche da una serie di verifiche legislative e  di confronto con altri operatori del settore. sembrerebbe , infatti, sempre secondo la nota dei sindacati che l’eccedenza è riconosciuta solo alla società Atm , quelle minori percepiscono un compenso inferiore alle imprese maggiori con un evidente paradosso delle norme economiche. Il regolamento comunitario 1370/ 07 disciplina la remunerazione dovuta alle imprese del Tpl per lo svolgimento del servizio pubblico e all’articolo 4 prevede la ripartizione dei costi in base alle spese del personale e per l’energia, agli oneri per l’infrastrutture, alla manutenzione e riparazione dei veicoli, per il materiale rotabile e delle installazioni necessarie per l’esercizio del trasporto passeggeri, ai costi fissi e un rendimento adeguato del capitale. A corroborare tale tesi, anche la sentenza Altmak che afferma che “il livello della necessaria compensazione deve essere determinato sulla base di un’analisi dei costi che un’impresa media, gestita in modo efficiente e adeguatamente dotata di mezzi di trasporto, al fine di poter soddisfare le esigenze di servizio pubblico pertinenti, avrebbe dovuto sopportare per adempiere tali obblighi”.

Rispetto al regolamento comunitario e alla sentenza, i sindacati avevano, infatti,  segnalato alla regione i maggiori costi percentuali rispetto ad una media azienda nazionale per costi legali, costi per godimento di beni terzi, costi per materie prime e costi per il personale. Ma non solo, ulteriori vantaggi deriverebbero anche dagli utili garantiti dall’adeguamento all’indice Istat di settore.

La palla, a questo punto passa alla regione che dovrebbe spiegare tante cose.

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