Sassinoro, luci e ombre dal verbale della commissione ambiente della regione Campania.

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È tutto nero su bianco le posizioni palesi e quelle che si leggono tra le righe di un verbale integrale dello scorso 3 maggio durante l’Audizione sulle problematiche inerenti la “realizzazione di un impianto di compostaggio nel comune di Sassinoro” durante i lavori della commissione Ambiente della regione Campania.

Il presidente della commissione, Gennaro Oliviero ha qualche remora in merito all’impianto. Le relazioni geologiche commissionate ad un perito da parte del sindaco di Sassinoro, mostrano quanto vicino è l’impianto al fiume Tammaro. Solo 275 metri di terreno separano le 20 mila tonnellate di rifiuti dalle acque limpide del Tammaro. Il corridoio ecologico in cui è inserita la fascia di zona che comprende anche l’area dove sta per prendere il via uno dei più grandi compostaggi, è in teoria  interdetta da ogni tipo di costruzione per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti. L’area ricade in quella che viene comunemente chiamata area Sic e a ridosso del Parco del Matese istituito con legge nazionale. Da alcune indiscrezioni risulterebbe che all’appello manchino una serie di valutazioni d’impatto ambientale. Sotto la lente di ingrandimento del presidente Oliviero e ora anche da parte della magistratura inquirente sembra essere finita la richiesta di autorizzazione che in origine prevedeva uno smaltimento e trattamento dei rifiuti per quasi 10 tonnellate. Ora invece si è passati a ben 22 mila tonnellate. È come se si chiedesse l’autorizzazione per un solo autobus e invece poi ne arrivano ben 22mila.

Voleva vederci chiaro Oliviero cosi come il consigliere Mortaruolo, che invocava già a maggio un’indagine. Sulla difensiva invece il dirigente che ha rilasciato l’autorizzazione, Parente. Il dirigente difende a denti stretti il suo operato e l’impianto, senza però tenere conto della variazione sul quantitativo, che di certo non sono quisquiglie.
Non le manda certo a dire il primo cittadino di Sassinoro, Cusano che assicura battaglia con ogni mezzo.
De Luca procede imperterrito, senza tentennamenti, il comitato, a difesa del territorio, non arretra “siamo evidentemente in guerra e quindi lotteremo per vincere, costi quel che costi” . È una guerra ecologica che se persa, significa perdere prima di tutto la salute e poi il futuro.

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