Sassinoro come Pomigliano. L’impianto calibrato per grossi numeri, a Sassinoro sarà utile? Il Molise che dice?

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Sassinoro come Pogliano d’Arco, ed è questa l’etichetta  che sarà affibbiata al piccolo comune di appena 600 abitanti al confine con il Molise quando si parlerà di monezza e di impianto di compostaggio. Ma se Pomigliano con quasi 40 mila abitanti servirà un bacino di oltre 100 mila abitanti, Sassinoro invece sarà a servizio di 9 comuni, limitrofi, che hanno una densità abitativa pressoché simile a quella del piccolo centro in pieno Parco del Matese conosciuto come il paese dell’acqua. Se l’impianto di Pomigliano funzionerà a pieno regime, quello di Sassinoro come potrà funzionerà a pieno ritmo, se nell’area la raccolta dell’umido, quella che dovrà finire nel compostaggio, per intenderci,  si ritira, con il servizio “porta a porta”, due volte a settimana e per un quantitativo decisamente inferiore alla previsione dell’azienda?  Quale sarà l’utile dell’azienda se l’investimento dell’impianto sarà superiore al profitto, considerando appunto i numeri esigui della raccolta differenziata? Interrogativi leciti, che se sommati a tutta una serie di aspetti paradossali, come la distanza azzerata al Parco del Matese, all’alveo del fiume alla falda acquifera e sopra un corridoio ecologico e peggio ancora sopra la faglia più pericolosa d’Europa, restituiscono un quadro finale davvero preoccupante.
Una situazione partita in un modo e trasformata in corso d’opera, con il beneplacito delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e verificare e non lo hanno fatto.  L’impianto nasceva per lo smaltimento di 10 tonnellate al giorno, si è modificato in 65 tonnellate giornaliere, e nessun organismo ha provveduto a chiedere nuova documentazione. Si è andati avanti, nonostante il forte dissenso dei cittadini, quei cittadini che vengono presi in considerazione solo durante gli appuntamenti elettorali, poi stipati negli armadi dell’indifferenza. Questa volta però non dimenticheranno l’ aggressione al proprio territorio, perché quando non si è consenzienti l’ azione è una violenza. L’azienda incurante va avanti, si spera solo in un gesto di buonsenso, di compromesso etico che possa scongiurare la fine di un territorio, destinato alla morte.

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